Questa non è la fine, questo è solo l’inizio.

“Quando realizzi i tuoi sogni, l’importante non è tanto quello che ottieni ma la persona che sei diventato nel realizzarli. – Henry D. Thoreau

Come sanno le persone che mi conoscono meglio, non sono particolarmente bravo nel celebrare i miei risultati, nel premiarmi per un obbiettivo raggiunto.

Sono sempre stato cosí.

Inquieto.

Quando arrivo in qualche luogo, la mia mente sta già pensando alla prossima meta. Non appena completo qualcosa, sono già proiettato sulla prossima cosa da fare.

Non posso dire che sia un problema, ovviamente. Ma é qualcosa che mi infastidisce.

In particolare perché premiarsi é un modo efficace per auto-motivarsi ad ottenere dei risultati. Poiché non sono particolarmente attratto da premi e celebrazioni, non posso usare questo trucco per spingermi ad agire.

Fortunatamente, grazie ai miei coach ho potuto lavorare su questo aspetto, trovare cosa mi motiva e creare delle vie alternative per portarmi ad agire. Come splendidamente espresso da Thoreau nella citazione in apertura, la mia crescita e la mia trasformazione sono la mia sorgente di motivazione.

Ma, la sensazione di perdermi qualcosa, in questo mio fuggire dalla celebrazione, rimane.

La storia di questo articolo é un perfetta rappresentazione del mio rapporto complicato con premi e celebrazioni.

Il 31 luglio ho completato il percorso di formazione presso ICA conseguendo il Coach Training Certification.

Questo traguardo é il risultato di 13 mesi di studio, lavoro e sacrifici, miei e di chi mi sta vicino.

Ho pensato quindi che fosse un’ottima occasione per celebrare il risultato e scriverci un articolo dedicato sul mio blog.

9 giorni dopo, mentre scrivo queste parole, ho perso il conto di quante volte ho scritto, modificato, cancellato e riscritto questo articolo. Per tutto questo periodo non riuscivo a capire cosa volessi condividere.

Il perché dietro queste parole.

Era voglia di celebrare il risultato? Desiderio di far sapere a tutti cosa ho fatto nell’ultimo anno? Ho magari solo voglia di massaggiare il mio ego? O forse un modo di legittimare i sacrifici che ho fatto, e che hanno fatto la mia compagna e la mia famiglia, per arrivare fino a qui?

E mentre tutte queste domande si inseguivano nella mia testa, io continuavo a scrivere e cancellare.

Cosa c’é di sbagliato nel celebrare un risultato? Perché é così difficile per me scrivere due parole su ciò che ho realizzato?

La risposta é emersa oggi e, come spesso accade, é apparentemente sbucata dal nulla mentre guardavo da un’altra parte.

Questa mattina, una cara amica mi ha inviato la foto di un sole che spunta all’orizzonte.

E ho iniziato a pensare al mio amore per l’alba.

A quel fugace momento di sospensione fra la scia di una notte che sta finendo e la promessa di un nuovo giorno che sta per iniziare.

Mi sono ricordato di quanto mi piace stare nello spazio fra le cose. Di quanto mi piacciono gli aeroporti e le stazioni.

Mi é tornato in mente di quanto rimasi affascinato dal concetto del Bardo, lo stato liminale fra la morte e la rinascita di alcune filosofie orientali.

Ed eccola la mia risposta. É sempre stata li, ma io non riuscivo a vederla.

Non amo le celebrazioni perché parlano solo della fine.

Ciò che davvero mi fa sentire vivo é quello momento liminale fra la fine di un viaggio e l’inizio di quello successivo.

Una fine non mi basta. Ho bisogno di un nuovo inizio per poter sentire tutta la forza del respiro sospeso fra nuovo e vecchio, fra passato e futuro.

E la consapevolezza dell’evanescenza di questi momenti me li rendi ancora più preziosi.

Eccolo. Finalmente ho trovato il perché a questo articolo.

Queste parole non celebrano il mio risultato ma sono il mio modo di condividere una rivelazione. Il mio premio é il piacere di stare in questo spazio liminale.

Il mio percorso come studente che arriva a destinazione e una nuova avventura che si apre davanti a me.

Destinazione; ignota.

Post scriptum.

“Da soli si cammina veloci, ma insieme si va lontano.”

Una delle pratiche con cui all’alba accolgo un nuovo giorno, é un esercizio di gratitudine. Ed é quindi esprimendo gratitudine che voglio accogliere questa nuova avventura davanti a me.

Non si arriva lontano in un percorso come questo senza il supporto di un’ottima squadra.

E la mia é fatta di persone straordinarie.

I fantastici insegnanti di ICA e gli studenti da ogni angolo del pianeta da cui e con cui ho imparato ogni giorno. Il gruppo unico e pieno di energia degli studenti italiani. I miei meravigliosi clienti e coach. I miei amici che mi hanno sempre supportato. La mia famiglia che mi ama anche se sono un po’ strano. Mio padre che anche se non é in questo mondo é sempre presente con il suo esempio di integrità e gentilezza. Mio fratello Sujith e tutte le persone straordinarie di Being At Full Potential. Rossella che con la sua infaticabile presenza, energia, guida, ottimismo e fiducia é una continua fonte di ispirazione. Lorena che crede in me piú di quanto lo faccia io stesso, e che mi ispira ogni giorno ad essere un uomo migliore.

Questa non é la fine, questo é solo l’inizio.

2 thoughts on “Questa non è la fine, questo è solo l’inizio.”

  1. “Da soli si cammina veloci, ma insieme si va lontano.” Volare
    Con tutto quello che ci portiamo dietro.
    Sulle spalle.
    Dovremmo essere pesantissimi
    Di piombo.
    E invece no.
    Voliamo
    Con tutti i pezzi addosso.
    Incollati.
    Cuciti.
    Sì.
    Chi ha voglia di volare ce la fa.
    SempreGrazie

  2. Grazie Fabio per quello che ci hai donato con q.sta tuo scritto, ci hai commosso ed emozionato e già q.sto é regalo, suscitare emozioni è donare vita .Complimenti per il traguardo e auguroni per un futuro sempre nuovo come piace a te e a tutti noi perché solo così È VITA un abbraccione a te e alla “bellissima” Lorena

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