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Una riflessione su European Super League, innovazione, velocità e sottrazione.

Poche settimane fa, il caso della “European Super League” ha tenuto banco su tutti i media, anche quelli non sportivi. Fra tutti i racconti, le opinioni e le dichiarazioni che ho letto su questa vicenda, c’è un aspetto in particolare che mi ha colpito e che mi offre lo spunto per una riflessione più ampia.

A quanto pare, il motivo principale che ha spinto alcune squadre ad organizzare questo torneo esclusivo – nel senso vero e proprio del termine, visto che esclude praticamente tutte le squadre di calcio europeo tranne una ristretta élite – sia il fatto che il loro modello di business attuale non è più sostenibile. 

Tale modello continua a gonfiare costi e investimenti delle società calcistiche ad una velocità che le ha mandate tutte in affanno. La risposta a questo affanno, da parte di una dozzina di squadre europee fra le più prestigiose e ricche, è stata quella di creare qualcosa che permettesse loro di crescere e far aumentare i profitti: la European Super League appunto.

Insomma, poiché il consumo e la conseguente fame di risorse continua ad aumentare, la soluzione a cui hanno pensato è stata di aumentare il “cibo” a loro disposizione.

Questo approccio non è sicuramente nuovo.

Quante volte leggiamo che l’unica possibilità per un’organizzazione di sopravvivere è di continuare a crescere? Di espandersi su nuovi mercati, o di fondersi? Oppure di accelerare per non essere superata e sparire? Insomma, o innovi a velocità sempre superiori o sei fuori.

Siamo quindi condannati ad accelerare e crescere?

Ad osservare le cose con un po’ di distanza, sembra proprio di si. Abbiamo creato e operiamo in un ecosistema economico e sociale autocatalitico. Cioè un ecosistema che accelera costantemente poiché si catalizza da solo. Una sorta di centrifuga che si autoalimenta e va sempre più veloce.

E così tutto noi, che di questo ecosistema facciamo parte, siamo costretti ad accelerare a nostra volta per non venir schizzati fuori o comunque lasciati indietro.

Questa accelerazione costante viene spesso descritta come inevitabile. Una sorta di legge della natura.

È così, punto. O ti adegui o muori.

E se ritengo che l’accelerazione dell’ecosistema sia inevitabile, non posso che accelerare per stare nel gioco. Qualunque soluzione diversa costringerebbe a mettere in discussione le fondamenta del gioco stesso, quei dogmi che siamo convinti non possano cambiare. 

Questa accelerazione costante ha portato indubbiamente diversi benefici all’umanità. Basti pensare a quanto è cambiato il mondo negli ultimi 50 anni. Grazie a questa spinta continua ad andare sempre più veloci, abbiamo ottenuti risultati che solo pochi anni fa erano materia da libri di fantascienza. 

È innegabile però che la necessità di crescere e innovare a ritmi sempre più elevati ha anche creato sfide sempre più grandi: il cambiamento climatico, il sovra-consumo delle risorse naturali, le tensioni sociali solo per nominarne alcune.

Inoltre, da un po’ questo ecosistema autocatalitico sta mostrando delle crepe. Secondo una ricerca del 2017, ben il 50% degli italiani ritiene che la qualità della vita sia peggiorata rispetto a 50 anni fa. Solo il 23% degli intervistati ritiene sia migliorata. La levata di scudi generale contro il progetto della Super League è un altro segnale della distanza che si sta creando fra questo ecosistema in continua accelerazione e le persone che di tale ecosistema fanno parte.

Questo ecosistema che noi stessi abbiamo creato e nutrito, ci sta lasciando indietro. 

Non solo parti sempre più ampie dell’umanità rimangono escluse da questa corsa. Ma anche parti sempre più ampie di noi, creando una dissonanza i cui sintomi sono l’aumento di stress, disturbi della salute mentale, crisi esistenziali.

E se accelerare e crescere non fosse l’unica soluzione?

Ogni volta che aumentiamo la nostra velocità, per adeguarci a quella dell’ecosistema imprimiamo un’ulteriore accelerazione allo stesso poiché ne facciamo parte. Insomma, finché stiamo dentro le regole del gioco, continuiamo a nutrirlo. 

Abbiamo quindi bisogno di interrompere questo ciclo. Ci serve un nuovo approccio allo sviluppo e all’innovazione che riporti l’attenzione sull’umanità. In senso orizzontale, diventando più inclusiva e altruistica. Ma anche in senso verticale, mettendo l’essenza stessa dell’essere umano al centro del progetto. 

Come fare? 

Potremmo disegnare un nuovo modello, nuove strutture. Sviluppare nuove conoscenze e strumenti per hackerare l’ecosistema.. O magari fare una vera e propria rivoluzione! Tutte ottime idee, che rischiano però di creare un impatto limitato poiché nascono dallo stesso livello di consapevolezza che ha creato l’ecosistema che vogliamo cambiare. Come ci ricorda il filosofo indiano Jiddu Krishnamurti, “Finché basiamo la rivoluzione su un’idea, non è una rivoluzione. Una rivoluzione basata su credenze, dogmi o conoscenze non è affatto una rivoluzione, ma solo una continuazione modificata del vecchio.

Se la chiave quindi, non fosse aggiungere ma sottrarre?

Per trasformare un ecosistema, dobbiamo prima riuscire a vedere oltre le credenze e i dogmi su cui è fondato, e che sono parte di ognuno di noi. Solo da lì che può partire il cambiamento.

Per innovare il mondo dobbiamo prima innovare noi stessi.

Prima di fare innovazione abbiamo bisogno di essere innovatori e liberare tutta la nostra creatività. Questo cambio di paradigma è possibile solo attraverso un processo di sottrazione. Cioè un processo che, pulendo il campo da condizionamenti e convinzioni limitanti, ci aiuta a risvegliare e manifestare il potenziale di tutte e cinque le intelligenze chiave per l’innovazione: fisica, sociale, cognitiva, intuitiva e spirituale. Solo quanto integriamo le facoltà di tutte e cinque le intelligenze riusciamo ad esprimere il potenziale trasformativo di innovatori leggendari come Tesla, Einstein, Ramanujan, Da Vinci o Gandhi. 

Non è un percorso facile, affatto. Questo viaggio è profondamente umano e per questo il suo svolgimento è non lineare, spesso confuso e pieno di dualismo interiore. È un viaggio per gli audaci, gli avventurosi, i coraggiosi e i pazienti. Soprattutto, non è un viaggio che si fa, ma uno che accade man mano che sottraiamo i nostri condizionamenti ed espandiamo la nostra consapevolezza. Per questo chiamiamo questi innovatori, Innovatori Consapevoli; persone in grado di espandere la loro consapevolezza ed esprimere tutto il loro potenziale creativo. 

Il premio per chi decide di percorrere questo viaggio è straordinario. Ogni gesto di un Innovatore Consapevole, anche il più piccolo, ha il potenziale per creare un impatto trasformativo sull’ecosistema di cui fa parte: la famiglia, l’organizzazione, la comunità di cui fa parte arrivando al mondo intero. Una volta sottratti i condizionamenti e pulito il campo, le opportunità sono infinite.

La buona notizia è che tutti possiamo percorrere questo viaggio e diventare Innovatori Consapevoli. Non servono doti o talenti speciali, basta essere umani.

Se sei un essere umano, sei un innovatore.

In ognuno di noi risiede la capacità di creare innovazioni radicali ed altruiste, in grado di creare un impatto che può scuotere e trasformare l’ecosistema in cui operiamo.

Questa è una delle convinzioni che ci ha spinto a scrivere questo libro. C’è un oceano di potenziale creativo inutilizzato perché bloccato da una fitta rete di condizionamenti e storie che limita la nostra capacità di vedere. Solo sbloccando questo potenziale abbiamo la possibilità di trasformare l’ecosistema in cui siamo immersi.

Tuttavia, per liberare il nostro infinito potenziale creativo e affrontare le grandi sfide del nostro tempo, dobbiamo prima perseguire una radicale espansione della coscienza, sia a livello personale che collettivo. Potremo così sfruttare le infinite possibilità che strumenti, metodologie, tecnologie e sistemi ci offrono.

In questo libro offriamo una mappa semplice e olistica con cui mettersi in viaggio e iniziare questo processo di trasformazione che parte dall’innovare prima di tutto se stessi.

Trovi maggiori informazioni sul libro e un estratto da leggere sul sito InnovatoriConsapevoli.it

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